Pistacchi per aperitivo? Buoni per controllare il colesterolo

Il consumo di pistacchi abbassa il rischio di malattie cardiovascolari in soggetti sani e che, ovviamente, non hanno alcun problema di allergie alimentari. Il fattore di protezione esercitato dai semi dell’albero del pistacchio, ormai re degli aperitivi, sarebbe dose-dipendente. Questo almeno quanto sostiene una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori del Beltsville Human Nutrition Research Center e pubblicata sull’ultimo numero della rivista American Journal of Clinical Nutrition.

I ricercatori hanno disegnato uno studio clinico randomizzato e controllato in cui sono stati proposti ai volontari tre diversi tipi di diete che fossero mirate ad abbassare il colesterolo. Una di queste diete prevedeva di ridurre l’apporto di acidi grassi saturi a favore dei grassi monoinsaturi o polinsaturi. Come fonte di grassi mono e polinsaturi nella dieta sono stati scelti proprio i pistacchi, che sono un alimento di uso comune nell’alimentazione d’oltreoceano.

I ricercatori hanno verificato che un’alimentazione in cui si sostituiscono i grassi che causano l’ipercolesterolemia (cioè i grassi saturi) con quelli mono e polinsaturi può ridurre il colesterolo e con esso il rischio cardiovascolare. In questo senso i pistacchi sono un alimento ricco in acido oleico, un antiaterogeno, e acido linoleico, un antiossidante. In una corretta alimentazione bisognerebbe assumere ogni giorno 60-70 grammi di grassi, di cui 10-15 grammi di grassi saturi, 24-40 grammi di monoinsaturi e 10-15 di polinsaturi. Questo lascia intendere che i semi di pistacchio fanno bene se se ne mangia una quantità che rispetti questo tipo di assunzione. Perché la regola è sempre non eccedere, variare l’alimentazione e fare attività sportiva in modo da consumare ciò che si assume.

Fonte: Gebauer SK et al. Effects of pistachios on cardiovascular disease risk factors and potential mechanisms of action: a dose-response study. American Journal of Clinical Nutrition 2008.

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