LE REGOLE PER COMBATTERE IL COLESTEROLO

colesteroloCos’e’ il colesterolo

Il colesterolo, dal greco chole (bile) e stereos (solido),è uno steroide indispensabile per la vita dell’uomo che lo produce per biosintesi autonoma nella maggior parte del necessario(negli adulti tra 1 e 2 grammi al giorno) mentre solo una piccola parte (in media 0,1 fino 0,3, massimo 0,5 grammi) viene assunta con l’alimentazione di origine animale (cervella, fegato e trippa di bovino, uova, calamari e crostacei, burro e formaggi) in alimenti trasformati (latte e uova siano presenti come ingredienti) mentre è assente in alimenti quali pane, pasta, riso ed in tutti gli oli vegetali.

I livelli del colesterolo

Il controllo dei livelli di colesterolo nel sangue ha assunto negli ultimi anni un valore crescente, per la sua dimostrata capacità di ridurre gli eventi cardiovascolari come l’infarto, molto diffusi nelle popolazioni industrializzate come la nostra dove, recenti indagini del Cnr e de Inf, hanno rilevato che più della metà della popolazione, ha valori “non ottimali” di questo parametro (valori medi della colesterolemia nella superiori al limite dei 200 mg/dL), una specie di diffusione epidemica del problema per il quale, gli interventi di natura non farmacologica assumono, un particolare significato. In che modo?

La dieta mediterranea sembra comprendere, almeno parzialmente, gli interventi dietoterapici più efficaci per il controllo della colesterolemia come ad esempio l’abbondanza di verdura, ortaggi e legumi, l’utilizzo dell’olio d’oliva come condimento principale, il consumo limitato dei prodotti lattiero-caseari, delle carni rosse, delle uova e di vino, l’uso preferenziale di prodotti di origine locale non sottoposti quindi ad eccessivi processi di trasformazione e, per concludere, la buona abitudine di consumare frutta fresca al termine del pasto. Tutti questi aspetti rendono la dieta mediterranea un buon modello di riferimento per il controllo della colesterolemia, e per questo essa può rappresentare nel nostro Paese la base per la strategia di popolazione; in casi specifici (strategia individuale) la sua capacità di migliorare la colesterolemia totale e Ldl può essere aumentata mediante modificazioni della quota lipidica (per esempio aumentando l’apporto di polinsaturi) o mediante integrazioni specifiche (soia o fitosteroli). Gli interventi sui macronutrienti della dieta (essenzialmente sulla quota lipidica) inducono mediamente un calo della colesterolemia totale e LDL di ampiezza variabile, ma in genere dell’ordine del 5-10%.
Ma qualora questo risultato non sia sufficiente per ricondurre la colesterolemia di singoli individui ai valori obiettivo in relazione al loro livello individuale di rischio, e non sussista l’indicazione ad un trattamento farmacologico ipocolesterolemizzante, è possibile introdurre, in aggiunta alle correzioni dietetiche alimenti arricchiti in fitosteroli. L’integrazione nella dieta di prodotti a base di latte o yogurt (i cosiddetti minidrink) che contengano almeno 2 grammi di fitosteroli, riduce il colesterolo totale e LDL del 10-15% circa; questi prodotti vanno consumati preferibilmente durante o alla conclusione del pranzo o della cena.

Il ruolo delle fibre nel colesterolo.

Le fibre,in particolare quelle solubili come pectine, gomme e betaglucani contenute in cereali e legumi, possano avere un effetto di riduzione del colesterolo se introdotte nell’organismo in quantità di circa 25-30 g al giorno. Anche l’integrazione nella dieta di 25 grammi di proteine di soia, in parziale sostituzione delle proteine animali, riduce la colesterolemia totale e LDL.

Ma gli effetti igienico-sanitari non si devono limitare alla riduzione del colesterolo totale e Ldl, ma devono avere una ricaduta positiva anche sul colesterolo Hdl (quello buono) il cui compito fondamentale è rimuovere il colesterolo dalle placche localizzate a livello delle arterie. In tal senso l’apporto moderato di alcool e un’attività fisica regolare di tipo aerobico aumentano la colesterolemia Hdl. Inoltre, ai fini del controllo della colesterolemia e per una corretta prevenzione di patologie cardiovascolari è fondamentale per il soggetto svolgere una regolare attività fisica che migliora il profilo lipidico plasmatico e contribuisce al controllo del soprappeso e dell’ipertensione. Un’attività fisica regolare di tipo aerobico induce in genere un aumento della colesterolemia Hdl ed una riduzione della trigliceridemia, mentre gli effetti sulla colesterolemia totale e LDL sono incostanti ed in genere modesti.
L’effetto è, almeno entro certi limiti, dose dipendente, e la soglia di efficacia è di almeno 1500 kcal/settimana (equivalenti a circa 24 km la settimana di cammino veloce o di corsa).

Infine, come comportarsi in alcune specifiche situazioni come quella delle donne ipercolesterolemiche in menopausa, nelle quali interventi di riduzione dei formaggi possono teoricamente associarsi al rischio di osteoporosi? Una dieta alimentare a basso contenuto di grassi finalizzata a diminuire il rischio cardiovascolare, deve tenere in conto anche il fabbisogno di calcio, fondamentale per la prevenzione dell’osteoporosi. In questo senso può essere utile la scelta di alimenti a contenuto lipidico non elevato, come latte scremato e yogurt magri o alcuni tipi di pesce (per esempio calamari e polpo) e di verdure (rughetta, radicchio e broccoletti) e quelle acque con un buon contenuto di calcio. Quindi la scelta di alimenti ad adeguato tenore calcico e a ridotto contenuto lipidico, un appropriato apporto di vitamina D ed una regolare attività fisica, meglio se all’aria aperta, permettono di prevenire sia le malattie cardiovascolari che l’osteoporosi. Il controllo dietetico della colesterolemia è un obiettivo spesso raggiungibile: a patto di porre in essere gli interventi efficaci ed in modo appropriato. Una corretta informazione del pubblico e degli operatori sanitari si rende pertanto necessaria perché le potenzialità di una corretta alimentazione sulla colesterolemia possano essere implementate nella pratica.

Fonte: Messaggero Veneto — 15 settembre 2008

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