Colesterolo LDL, il nemico pubblico numero 1

Abitudine al fumo, vita sedentaria, dieta sbagliata, stress, ma anche diabete e pressione arteriosa elevata: sono molteplici le condizioni che provocano malattia cardiovascolare, mettendo a rischio le arterie e l’intero apparato cardiovascolare. Milioni di italiani convivono con uno o più fattori di rischio cardiovascolare, sempre e anche d’estate. Il consiglio del medico è fondamentale perché non basta riposare e staccare, per liberarsene. La pausa dallo stress, l’occasione per rimettersi in forma, spesso non sono sufficienti per ridurre il rischio cardiovascolare.

Gli italiani hanno in media livelli ematici troppo alti di colesterolo: il 21 per cento degli uomini e il 25 per cento delle donne hanno un valore di colesterolemia totale uguale o superiore a 240 mg/dl.
“Sono quasi 5 milioni le persone che soffrono di diabete o che sono comunque a rischio, circa 15 milioni hanno la pressione arteriosa troppo elevata, e addirittura 30 milioni sono più o meno in sovrappeso. Infine, il 34 per cento degli uomini e il 46 per cento delle donne fanno vita sedentaria e non svolgono alcuna attività fisica durante il tempo libero”, sottolinea Alberto Margonato, Direttore Unità Operativa di Cardiologia IRCC Ospedale S. Raffaele-Milano.

Fattore di rischio non vuol dire certezza e, per fortuna, la maggior parte di tali fattori si può modificare con comportamenti adeguati ed eventualmente con una corretta terapia farmacologica. E’ importante intervenire, perché la malattia cardiovascolare colpisce ogni anno oltre 100.000 uomini e 130.000 donne in Italia. Più di 130.000 persone subiscono un infarto miocardico acuto e oltre 90.000 vengono colpiti da un ictus cerebrale. Tutte patologie con un denominatore comune: l’accumulo di colesterolo nel sangue e sulla parete interna delle arterie.

Il colesterolo è definito il “silent killer”. Soprattutto, il rapporto tra colesterolo LDL e HDL è il primo fra tutti i fattori di rischio che è necessario correggere. Controbilanciare i livelli di entrambi i tipi di colesterolo riduce il rischio cardiovascolare. Quando la dieta e l’esercizio fisico non bastano, una statina può aiutare a far raggiungere il livello ottimale di colesterolo “cattivo” LDL.

“In particolare i pazienti maggiormente esposti al rischio cardiovascolare: diabetici, cardiopatici, ipertesi, anziani, obesi su consiglio del medico necessitano di una terapia che sia in grado di aumentare il livello di colesterolo HDL in modo da ridurre l’accumulo di colesterolo LDL, diminuendone il deposito sulle pareti arteriose”, conferma Franco Bernini, Professore Ordinario di Farmacologia al Dipartimento di Scienze Farmacologiche dell’Università di Parma.

Secondo le più recenti linee-guida statunitensi, per i pazienti a rischio cardiovascolare moderatamente alto, il colesterolo totale dev’essere mantenuto su livelli inferiori a 190 mg/dL, il colesterolo LDL su valori inferiori a 100 mg/dL e quello di HDL su valori superiori a 40 mg/dL. In Italia, il 62 per cento degli uomini e il 61 per cento delle donne hanno un livello elevato di LDL (cioè maggiore di 115 mg/dl). Il 70 per cento dei pazienti a rischio cardiovascolare non riesce a raggiungere i livelli prescritti di colesterolemia.

Ai pazienti che hanno almeno un fattore di rischio cardiovascolare, è bene non dimenticare di consigliare una serie di norme igieniche e di comportamento: “Fare attività fisica aerobica a media intensità, usare comunque prudenza e non sottoporsi a sforzi bruschi che potrebbero danneggiare il cuore, evitare occasioni di stress, liberarsi dell’abitudine al fumo di sigaretta, non trascurare di comprendere nella dieta il pesce azzurro, ricordare di controllare la pressione arteriosa prima di scegliere se andare o meno in montagna (valori elevati di pressione arteriosa aumentano il rischio in alta quota). Sono buone norme che il paziente deve sempre seguire su consiglio del proprio medico curante”, conclude Stefano Genovese, Diabetologo dell’Ospedale Humanitas di Rozzano-Milano.

Fonte: Ufficio stampa AstraZeneca 2006.
Istituto Supertiore di Sanità
Grundy SM et al: NCEP Report; Circulation. 2004; 110-227-239
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