Colesterolo e donne: nemico sottovalutato

Le donne italiane non ritengono il colesterolo elevato fra i principali fattori di rischio per il cuore, ma sono comunque convinte che il suo valore vada controllato per evitare malattie cardiovascolari. Patologie che, tuttavia, non rientrano fra i principali timori del gentil sesso. I dati emergono da un’indagine condotta da Datanalysis – istituto di ricerca nell’area della salute – su un campione di mille donne, dai 50 anni in su, intervistate telefonicamente. L’indagine realizzata in occasione del XIV Simposio Internazionale sull’Aterosclerosi, in corso a Roma fino al 22 giugno, ha confermato un dato già noto. “Le differenze fra uomo e donna esistono soprattutto in relazione ai sintomi, i cosiddetti campanelli di allarme”, sottolinea il professor Cesare Sirtori, presidente del congresso. “Il fatto è particolarmente preoccupante perché spesso all’osservazione dello specialista arrivano donne con infarti mai diagnosticati o già affette da scompenso cardiaco”.

Più dell’infarto (ne ha paura solo il 12,7 per cento delle intervistate, soprattutto nel Nord Italia) le donne over 50 sono preoccupate dal tumore del seno, che resta il timore principale per il 33,6 per cento di esse, molte delle quali residenti nel Sud Italia e nelle isole. Seguono l’AIDS-HIV (12,3 per cento) e l’ictus (12 per cento, con prevalenza del Nord Italia). Quando poi si indaga da dove, a loro giudizio, vengano i rischi per il cuore, le italiane non hanno dubbi: la causa primaria dei disturbi all’apparato cardiovascolare è da imputare inequivocabilmente alla pressione alta (49,7 per cento delle intervistate). Risulta invece marginale il timore dal colesterolo elevato: solo il 10,5 per cento lo reputa un fattore di pericolo. Più considerato il fumo (con il 20 per cento), meno l’alimentazione scorretta (9,7per cento).

Due donne su tre, tuttavia, pensano che controllare periodicamente i valori del colesterolo contribuisca a prevenire sia infarto che ictus. Ma da chi ottengono informazioni sul tema le over 50 italiane? In primo luogo il 33,1 per cento delle intervistate, con uniforme distribuzione nazionale, dice di apprendere dal medico di fiducia tutto quello che c’è da sapere sul colesterolo. Seguono gli specialisti (20,9 per cento), i quotidiani e le riviste (19,3 per cento), i familiari e le amiche (20,5 per cento). Per le donne italiane ascoltate da Datanalysis, i problemi legati al cuore restano, nonostante l’utilità dei controlli, un timore secondario. Aspetto che trova giustificazione nel fatto che il 51 per cento del campione è dell’idea che queste patologie causino la morte più frequentemente negli uomini. Il 24,8 per cento afferma, al contrario, che ciò avviene nelle donne, mentre, per il 20,3 per cento non vi è alcuna differenza. Le differenze fra gli uomini e le donne esistono invece, per le intervistate, relativamente ai sintomi, ai cosiddetti campanelli di allarme.

“Il fatto è particolarmente preoccupante”, afferma il professor Sirtori, “perché per le donne i campanelli d’allarme – cioè i sintomi – sono meno avvertiti. Capita quindi allo specialista di vedere donne già colpite da infarto che rischiano per questo motivo di andare incontro a scompenso o altri danni vascolari. Negli uomini il 20 per cento, nelle donne il 30 per cento.” Ma le conseguenze sono gravi. “Negli Stati Uniti la dottoressa Viola Vaccarino ha recentemente pubblicato sul New England Journal of Medicine una ricerca che ha evidenziato che i medici, in generale, ascoltano meno le descrizioni dei sintomi delle donne – continua Sirtori – e per questo il trattamento farmacologico prescritto loro è meno accurato. Le donne infatti vengono meno frequentemente sottoposte ad angiografia e altri esami per accertare le patologie”.

L’indagine di Datanalysis focalizza la percezione del rischio cardiovascolare dopo la menopausa. Correttamente, aumenta per oltre la metà del campione (51,3 per cento); consistenti però i gruppi di donne secondo le quali il pericolo, al contrario, diminuisce (il 10,7 per cento), rimane uguale (25,8 per cento), o che non sanno (12,2 per cento).

Fonte: Indagine Datanalysis
XIV Simposio Internazionale sull’Aterosclerosi, Fiera di Roma 18-22 giugno

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